L’influencer è una professione? Cosa cambia con l’albo AGCOM
L’influencer marketing sta entrando in una nuova fase.
Con la delibera AGCOM n. 197/25/CONS nasce infatti il primo albo ufficiale degli influencer italiani: un passaggio che mette nero su bianco un concetto ormai inevitabile – quello dell’influencer non più come “creatore per caso”, ma come professionista vero, con responsabilità e regole chiare.
In questo articolo facciamo il punto: chi dovrà iscriversi, come funziona l’albo, quali sono gli obblighi, quali sanzioni rischia chi non si adegua e perché questa riforma segna una svolta per tutto il settore.
Indice
- Cosa cambia con l’albo AGCOM
- Chi deve iscriversi all’albo
- Come avviene la registrazione
- I tre pilastri del nuovo Codice di Condotta
- Filtri, AI e verità digitale
- Tutela dei minori e categorie vulnerabili
- Inserzioni, product placement e televendite
- Sanzioni e vigilanza
- Le tempistiche operative
- E in Europa? Un passo che ci mette al pari
- Perché questa è una svolta per il settore
Cosa cambia con l’albo AGCOM
L’era dell’influencer “improvvisato” è ufficialmente finita.
Con la nuova delibera n. 197/25/CONS, l’AGCOM porta circa 2.000 creator italiani in una nuova dimensione professionale: da semplici utenti social a veri e propri operatori della comunicazione.
In parole semplici: se “sei un creator con grande seguito”, da ora in avanti non basta solo postare e collaborare con brand, ci sono regole e responsabilità nuove.
Chi deve iscriversi all’albo
L’iscrizione è obbligatoria per chi supera 500.000 follower su una piattaforma (Instagram, TikTok, YouTube, ecc.) o raggiunge 1 milione di visualizzazioni mensili negli ultimi sei mesi.
Chi non rientra in queste soglie può scegliere di iscriversi comunque, accettando il Codice di condotta. Una mossa che, a livello di credibilità professionale, può fare la differenza.

Come avviene la registrazione
Tutto avviene online, in pochi passaggi. Il modulo AGCOM richiede:
- nome o nickname pubblico,
- link ai profili social,
- dati aggiornati sulle metriche,
- un indirizzo PEC (personale o dell’agenzia che lo rappresenta).
Una volta approvata, l’Autorità pubblica un elenco ufficiale, aggiornato ogni aprile e ottobre.
Gli influencer iscritti dovranno aggiungere una dicitura visibile sul proprio profilo, ad esempio:
“in elenco AGCOM” o “soggetto virtuale in elenco AGCOM” (per avatar, AI, personaggi digitali)
I tre pilastri del nuovo Codice di condotta
Il Codice AGCOM ruota attorno a tre principi: correttezza, trasparenza, tutela.
E nella pratica vuol dire questo:
1) Correttezza dell’informazione
Contenuti obiettivi, completi, rispettosi del diritto d’autore e lontani da disinformazione.
2) Rispetto della dignità umana
Stop a messaggi d’odio, discriminazioni e contenuti che colpiscono categorie vulnerabili.
Le violazioni su questo punto saranno tra le più severe.
3) Comunicazioni commerciali trasparenti
Se c’è un brand dietro, va dichiarato subito.
Hashtag e diciture obbligatorie: #pubblicità, #adv, #sponsorizzato, ecc.
Vale anche per omaggi, forniture gratuite o collaborazioni non retribuite.
Il codice vieta espressamente la pubblicità occulta e limita in modo rigoroso la promozione di prodotti sensibili (tabacco, gioco d’azzardo, alcol, farmaci con ricetta).
Filtri, AI e verità digitale
Nel mondo dei social, dove tutto può essere ritoccato, perfezionato o persino generato da un algoritmo, la linea tra realtà e finzione è sempre più sottile.
Per questo, il nuovo Codice AGCOM introduce un principio tanto semplice quanto rivoluzionario: chiarezza visiva.
Quando un post o un video è modificato in modo significativo, che si tratti di un filtro che altera i tratti del viso, di un ritocco digitale o di un contenuto realizzato con l’intelligenza artificiale, l’influencer ha l’obbligo di dichiararlo apertamente. Non basta la buona fede: serve una segnalazione esplicita e visibile, con diciture come “foto modificata”, “video filtrato” o “contenuto alterato”.
La normativa, infatti, è molto precisa:
- la dicitura deve comparire tra le prime due informazioni del post (ad esempio nel testo principale o all’inizio della descrizione),
- oppure entro i primi quattro hashtag,
- con una grafica chiara e leggibile, in contrasto con lo sfondo e con caratteri di dimensioni adeguate.
In sostanza: il pubblico deve poter vedere, subito e senza ambiguità, che quel contenuto è stato modificato. Una misura pensata non solo per tutelare i consumatori, ma anche per proteggere i più giovani, che ogni giorno si confrontano con standard estetici e narrativi spesso irrealistici.
Tutela dei minori e categorie vulnerabili
Il codice pone un’attenzione particolare ai più giovani: è vietato pubblicare contenuti nocivi per lo sviluppo dei minori. Chi coinvolge bambini o adolescenti deve rispettarne la privacy e utilizzare le funzioni delle piattaforme per limitarne la visibilità.
Inoltre, non è ammesso sfruttare ingenuità, paura o superstizione degli utenti: la comunicazione deve essere sempre etica, anche quando è promozionale.
Inserzioni, product placement e televendite
Ogni contenuto promozionale deve rispettare le stesse regole delle comunicazioni audiovisive:
- segnalare chiaramente le sponsorizzazioni,
- dichiarare eventuali inserimenti di prodotto,
- evitare enfasi ingiustificata o descrizioni eccessivamente persuasive.
Tradotto: se un prodotto appare in un video, non deve trasformarsi nel protagonista. Il racconto resta al centro, non la vendita.
Sanzioni e vigilanza
L’AGCOM controllerà direttamente gli influencer iscritti – e anche chi, pur dovendo iscriversi, non lo fa. Può chiedere documenti, fare verifiche o avviare ispezioni insieme a Guardia di Finanza e Polizia Postale.
Le sanzioni sono tutt’altro che simboliche:
- fino a 250.000 € per pubblicità occulta o mancanza di trasparenza
- fino a 600.000 € per violazioni gravi (es. tutela dei minori)
- sospensione o esclusione dall’albo in caso di mancata iscrizione reiterata
Anche gli utenti potranno segnalare violazioni tramite modulo online.

Le tempistiche operative
Il calendario è già definito.
La delibera AGCOM è stata approvata il 23 luglio 2025.
Da novembre 2025 sarà disponibile online il modulo per l’iscrizione all’albo.
Gli influencer avranno tre mesi di tempo per completare la procedura, con scadenza prevista per febbraio 2026.
Entro la primavera 2026 verrà pubblicato il primo elenco ufficiale degli iscritti, segnando l’avvio concreto del nuovo sistema di regolamentazione.
E in Europa? Un passo che ci mette al pari
Con questa riforma, l’Italia raggiunge finalmente gli standard europei, riconoscendo agli influencer uno status professionale a pieno titolo.
La Francia, ad esempio, aveva già anticipato questa evoluzione con la legge n. 2023-451 del 9 giugno 2023, il cosiddetto Influencer Act.
Una normativa che impone agli influencer di dichiarare ogni contenuto sponsorizzato, stipulare contratti scritti con i brand e rispettare divieti su temi delicati come chirurgia estetica, criptovalute e gioco d’azzardo.
L’Italia segue lo stesso percorso: creare un ecosistema più trasparente, più sicuro e più credibile, dove la creatività resta libera, ma la fiducia diventa legge.
Perché questa è una svolta per il settore
Per le agenzie, questa non è solo una novità normativa: è una nuova opportunità di valore.
Significa poter offrire ai clienti influencer management serio, campagne trasparenti e partnership che parlano di etica oltre che di engagement.
Il futuro dell’influencer marketing non si misura più solo in like o visualizzazioni, ma in credibilità. E in un mondo saturo di contenuti, chi è credibile… vince davvero.
