Glossario · Marketing
Shrinkflation
Anche: sgrammatura, riporzionamento, inflazione nascosta, downsizing
In breve: La shrinkflation è la pratica di ridurre la quantità di prodotto in una confezione lasciando il prezzo invariato: paghi uguale, ma compri meno.
Se ti stai chiedendo cos’è la shrinkflation, la risposta è semplice: è quando un prodotto diventa più piccolo o più leggero ma il prezzo sullo scaffale resta lo stesso. Il nome unisce due parole inglesi, shrink (restringere) e inflation (inflazione), e in italiano la trovi spesso chiamata sgrammatura.
Ti riguarda da due lati: come imprenditore che deve difendere i margini quando i costi salgono, e come brand che vive della fiducia di chi compra. E ti riguarda anche da cliente, perché i tuoi fornitori possono applicarla a te.
Cos’è la shrinkflation in parole semplici?
È un aumento di prezzo che non si vede sul cartellino. Il cliente paga la stessa cifra di prima, ma porta a casa meno prodotto: il pacco di pasta da 500 grammi diventa da 450, la bottiglia di detersivo passa da 1 litro a 900 ml, la vaschetta di gelato perde qualche cucchiaio.
Il prezzo della confezione resta fermo, quello al chilo o al litro sale. Ed è proprio lì che devi guardare per capire di quanto: per sapere davvero cos’è la shrinkflation in un caso concreto ti basta confrontare il prezzo per unità di misura prima e dopo.
Se vuoi approfondire l’origine del termine e i casi più noti, trovi una buona sintesi nella voce Shrinkflation di Wikipedia.
Come funziona la shrinkflation?
Funziona sfruttando un’abitudine: quasi tutti ricordiamo quanto costa un prodotto, quasi nessuno ricorda quanto pesa. Quando materie prime, energia o trasporti rincarano, l’azienda ha davanti tre strade: assorbire il costo, alzare il prezzo oppure ridurre la quantità.
La terza è la meno visibile, e di solito si presenta così:
- meno grammi o millilitri nella stessa confezione;
- meno pezzi nel pacco, per esempio 9 merendine invece di 10;
- confezione ridisegnata, con una forma nuova che nasconde il calo;
- porzioni più piccole al ristorante o al bar, allo stesso prezzo di menu.
Esiste anche una parente stretta, la skimpflation: la quantità resta uguale ma cala la qualità, con ingredienti più economici o un servizio più scarno.
Un consiglio da imprenditore a imprenditore: controlla le fatture dei tuoi fornitori guardando il prezzo al chilo, al litro o al pezzo, e non solo il totale. Il cartone che conteneva 12 confezioni e oggi ne contiene 10 allo stesso prezzo è shrinkflation fatta a te, e ti mangia margine senza che nessuno te lo abbia comunicato.
Perché conta per la tua azienda?
Conta perché ti fa guadagnare margine oggi e può costarti clienti domani. Sul breve periodo la sgrammatura protegge i conti senza toccare la soglia di prezzo a cui il cliente è abituato, il classico 1,99 €.
Il problema arriva quando qualcuno se ne accorge. E oggi succede in fretta: basta una foto del vecchio e del nuovo pacco affiancati, pubblicata sui social o in una recensione. A quel punto il cliente non pensa che hai alzato i prezzi, pensa che hai provato a fregarlo. Sono due reazioni molto diverse: la prima si perdona, la seconda si racconta agli amici.
Per una piccola o media impresa, che non ha il budget di una multinazionale per rimediare a un danno di reputazione, il conto può essere salato. Ecco perché la shrinkflation è prima di tutto una scelta di posizionamento: va ragionata dentro una strategia di marketing, senza deciderla in fretta guardando solo il foglio dei costi.
La shrinkflation è legale in Italia?
Ridurre la quantità di un prodotto non è vietato, a patto che il peso indicato in etichetta sia quello reale e che il cliente non venga ingannato. Il confine sta proprio qui: una confezione studiata per far sembrare che dentro ci sia quanto prima può essere contestata come pratica commerciale scorretta.
In più, il legislatore italiano è intervenuto sul Codice del consumo con una norma che chiede di segnalare in etichetta la riduzione di quantità quando il prezzo al chilo aumenta. Tempi e modalità di applicazione sono cambiati più volte, quindi prima di toccare formati e packaging verifica con il tuo consulente cosa è in vigore.
Quali alternative hai se i costi salgono?
La prima alternativa è dirlo. Un aumento spiegato con chiarezza, per esempio che il burro ti costa il 20% in più e per questo ritocchi il listino di 30 centesimi, viene accettato più facilmente di quanto immagini, soprattutto se il cliente ti conosce.
Ne hai anche altre:
- affiancare un formato nuovo, dichiarato come tale, invece di sostituire il vecchio in silenzio;
- lavorare sul valore percepito, cioè su marchio, packaging e racconto del prodotto, così che il prezzo più alto sia giustificato;
- rivedere la gamma, togliendo i prodotti che rendono meno;
- se riduci davvero la quantità, comunicarlo tu per primo, spiegando il motivo.
Quest’ultimo punto vale più di quanto sembri. Un cartello in negozio, una riga sul menu o un post sui social in cui spieghi la scelta trasformano una possibile polemica in una prova di serietà. Il cliente può non essere contento dell’aumento, ma sa che con te i conti tornano.
Capire cos’è la shrinkflation ti serve proprio a questo: a scegliere con lucidità. Un marchio riconoscibile e credibile regge meglio un aumento di prezzo, ed è il lavoro che si fa con un buon progetto di branding. La regola pratica: se una scelta funziona solo finché il cliente non la nota, prima o poi ti presenta il conto.
Aumento reale = (prezzo al chilo nuovo − prezzo al chilo vecchio) ÷ prezzo al chilo vecchio Un pacco da 500 g a 2,00 € passa a 450 g allo stesso prezzo? Il prezzo al chilo sale da 4,00 € a 4,44 €: l'aumento reale è dell'11,1%.
Un esempio pratico
Immagina un biscottificio artigianale che vende vaschette da 400 g a 4,80 €. Il burro rincara e, invece di ritoccare il listino, porta la vaschetta a 350 g lasciando il prezzo fermo: il prezzo al chilo passa da 12,00 € a 13,71 €, cioè +14,3%. È come se avesse portato la vaschetta piena a 5,49 €, ma senza dirlo. Se un cliente abituale se ne accorge e lo scrive in una recensione, quel margine recuperato rischia di costare più di un aumento dichiarato.